Fao: “Il modello della rivoluzione verde è esaurito, è ora dell’agroecologia”

Fao: “Il modello della rivoluzione verde è esaurito, è ora dell’agroecologia”

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04/12/2018 Release by ImpattoZero Srl

In Sintesi

Secondo l'ONU il modello di produzione alimentare nato nel secondo dopoguerra non è più sostenibile. L'agroecologia come modello benefico.

La notizia

Secondo la Fao, la cosiddetta Rivoluzione verde avviata nel secondo dopoguerra, quella che ha promosso l’aumento della produzione ad ogni costo, con la somministrazione di pesticidi e altre sostanze chimiche di sintesi sui campi, non è stata e non è più sufficiente a sradicare la fame nel mondo (l’anno scorso erano ancora 815 milioni le persone a rischiare la morte per mancanza di cibo), mentre, paradossalmente, dall’altra parte, si assiste a un’epidemia globale di obesità. La produzione alimentare odierna, inoltre, non è più sostenibile poiché si basa su sistemi agricoli che sfruttano in maniera intensiva le risorse con eccessivo consumo e inquinamento di suolo e acqua e con conseguenze negative anche per la qualità dell’aria e per la biodiversità.

                                          

L’approccio ecologico e sociale dell’agroecologia.
L’agroecologia offre un’alternativa in questo senso. Mettendo insieme conoscenze tradizionali e scientifiche, questo modello applica approcci ecologici e sociali ai sistemi agricoli, concentrandosi sulle interazioni esistenti tra piante, animali, esseri umani e ambiente. Ma cos’è in pratica l’agroecologia? Spieghiamola con un esempio citato dalla Fao: in Cina gli agricoltori hanno ideato un ecosistema in cui le foglie di gelso alimentano i bachi da seta i cui rifiuti organici vengono usati come cibo per i pesci. Il materiale organico presente negli stagni è poi utilizzato come fertilizzante per i gelsi, completando così un circolo virtuoso di produzione. “L’agroecologia offre benefici multipli”, ha detto da Silva - Direttore Generale della FAO, “per la sicurezza alimentare e la resilienza, per rafforzare i mezzi di sussistenza e le economie locali, per diversificare la produzione alimentare e le diete, per migliorare la fertilità e la salute dei suoli, per aiutare ad adattarsi ai cambiamenti climatici e a mitigarne gli effetti, oltre a contribuire a preservare le culture locali e i sistemi di conoscenze tradizionali”.

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Fonte: Lifegate


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