Il decalogo del buon manager

Il decalogo del buon manager

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18/02/2017 Release by Leonardo Marzorati

In Sintesi

10 piccoli trucchi dal libro di #Tassan per migliorare la tua #leadership e diventare un perfetto #manager

La notizia

Roberto Tassan nel suo libro "Il manager emozionale. La gestione eccellente delle emozioni nei luoghi di lavoro" (Franco Angeli 2015), ha stilato un decalogo di regole che il bravo dirigente deve saper far proprio. Lo psicologo ha dato quindi 10 spunti per aiutare i manager a migliorare le prestazioni di tutto il loro team. Partendo dai suoi dieci punti, abbiamo cercato di analizzarli, adattandoli alle regole del lavoro di squadra, per darvi in poche righe dei consigli utili e di concreto impatto produttivo.
Il primo punto riguarda gli errori. Vi capiterà senz’altro che un vostro sottoposto commetta una disattenzione. Va segnalata, certo, ma concentrandosi sull’errore in sé, non su chi l’ha commesso. Non ci si deve mai spingere all’indice puntato, tipica causa di demoralizzazione del vostro collega e quindi di suo atteggiamento ostile verso di voi e, di conseguenza, sua scarsa produttività di lì in avanti. Il buon manager non deve mai sollevare rancori personali.
Anche le critiche non mancano mai. Il bravo team leader le deve saper trasformare in qualcosa di costruttivo. Le lamentele vanno ascoltate. Da lì si deve intervenire per fermare l’emorragia di frustrazione e controbattere con proposte destinate a venire incontro alle lamentele, per trovare la cerchia del quadro con un proposte che tengano conto delle esigenze dei sottoposti ma anche dei vostri obiettivi.
Tassan parla da psicologo di neocorteccia (funzioni logico-razionali) e amigdala (memoria emotiva ed emozioni). In un team la moderazione è sempre auspicabile, con argomentazioni corrette e non contestabili, per trarne autorevolezza e credibilità. Non alzate mai la voce per sfogare un vostro malessere, ma rispondete sempre con cordialità anche nei momenti di critica.
Il buon manager deve saper farsi un’autodiagnosi periodica di competenze e professionalità sia tecnica sia comportamentale. Per ottenere un miglioramento professionale, serve anche un passo avanti dal punto di vista culturale ed emozionale. Ragionate su voi stessi per capire meglio le vostre competenze e anche il vostro grado di relazione con gli altri.
Gli obiettivi non devono mai essere sopra la portata del vostro team. Il rischio di alimentare false speranze è forte, quindi assegnate traguardi sfidanti, ma raggiungibili. La politica dei piccoli passi e dell’affrontare un gradino alla volta è la soluzione migliore per non generare delusioni e frustrazioni.
Il buon manager deve saper delegare. Chi accentra troppe cariche e troppe funzioni, rischia di generare scontento tra la sua truppa e di non essere in grado di eseguire tutto ciò che si è imposto con solerzia. Il team leader deve essere prima supervisore, poi operatore, concentrandosi su progettazione, innovazione e creatività.
Nessuno è perfetto, nemmeno voi. Anche il migliore dei leader commette errori, figurarsi ogni singolo componente di un team. Non ci si può sempre aspettare la perfezione, quindi evitate di sopravvalutare i membri della vostra squadra. Non dovete nemmeno pensare di aver sempre ragione: in alcuni casi, essere corretti da un vostro sottoposto è utile non solo a voi, quanto al team.
In un gruppo di lavoro possono esserci dubbi e incertezze. Se sono fondati, dovete ascoltare chi li espone con chiarezza e sincerità, in modo che si trovi la chiave di svolta. I dubbi infondati invece vanno stroncati sul nascere.  Rischierebbero di provocare solo malcontento e perplessità sulla vostra leadership.
Tassan fa notare che è fondamentale il benessere psicofisico del manager e dei propri collaboratori. Non dovete quindi sottoporre il vostro team ad un numero di ore di lavoro eccessive, se non nelle emergenze. Lo stress è un nemico del buon lavoro, anche se presente in un solo componente della vostra squadra. Ogni risorsa deve avere una vita personale con affetti, amicizie e attività culturali che la completino come individuo e come lavoratore.
Parlare e scrivere sono estremamente importanti. Le parole sono fondamentali. Il linguaggio verbale e non verbale deve essere empatico, curando anche i dettagli in sede di riunione o colloquio. L’uso di parole improprie può avere effetti nefasti sui vostri colleghi. Davanti al disagio di un vostro collaboratore, provate ad approfondirlo, aiutandovi con domande mirate e utilizzando le parole del caso.
Con questo breve decalogo un manager può lavorare con una marcia in più, facendo attenzione e meditando in ogni situazione di criticità.


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