FINALMENTE UN PUNTO FERMO SULL’ ANATOCISMO BANCARIO!

FINALMENTE UN PUNTO FERMO SULL’ ANATOCISMO BANCARIO!

ARTICOLO anatocismo bancario

28/04/2016 Release by GUIDO GIOVANARDI

In Sintesi

Gli interessi sugli interessi: quali novità legislative nel 2016? Ce le racconta Guido Giovanardi

La notizia

L’art. 17 bis del DL 14 febbraio 2016, n. 18 (vedi in calce), ora convertito definitivamente in legge dopo l’approvazione del Senato ha modificato (speriamo per l’ultima volta) la previsione del divieto di applicazione di anatocismo nei rapporti di conto corrente, già inserito a suo tempo nella Legge di Stabilità del 2014.Forse è il caso di fare un passo indietro… e un po’ di storia…Fino al 2000 l’anatocismo (cioè la pratica di conteggiare interessi sugli interessi già maturati in un rapporto di conto corrente) era praticato da tutte le banche: normalmente gli interessi a debito erano conteggiati trimestralmente, diventando quindi capitale, su cui nei trimestri successivi si conteggiavano ulteriori interessi; gli interessi a credito del cliente invece erano per lo più conteggiati e versati con cadenza annuale.Nel 1999 la Corte di Cassazione stabilì che questa pratica era illegittima: pertanto gli interessi così maturati dovevano tutti essere restituiti ai debitori, cosa che finora hanno ottenuto solo i clienti che hanno citato in giudizio la banca.Dopo vari tentativi legislativi di salvare la situazione a favore del sistema bancario, nel 2000 si pervenne ad una soluzione che prevedeva che gli interessi attivi e passivi, se conteggiati con la medesima periodicità, erano comunque legittimi. Pertanto, a partire dal 1° luglio 2000, l’anatocismo ritrovava piena legittimità.Con la Legge di Stabilità del 2014 venne stabilito il divieto di applicazione dell’anatocismo, rinviando, per gli aspetti applicativi, ad una delibera del CICR.Che non è mai stata emanata, anche perchè il procedimento di “pubblica consultazione” propedeutico a tale delibera, avviato dalla Banca d’Italia a fine 2015 si era concluso con un nulla di fatto per le molte contestazioni avanzate dalle associazioni rappresentative dell’economia reale e dei consumatori).A questo punto è dovuta intervenire la magistratura con la solita opera di supplenza nei confronti delle Pubblica Amministrazione, su richiesta ovviamente di alcune parti interessate, stabilendo in molti casi (si badi bene: non tutti!) che, anche in assenza della delibera, il divieto di applicazione degli interessi anatocistici era comunque operante e nulla quindi doveva essere addebitato al cliente; in molti casi è stato anche imposto alle banche di pubblicare tale notizia sui propri siti.Adesso abbiamo una norma che mette fine a questo periodo di incertezza.Vediamo gli aspetti salienti:gli interessi vanno calcolati una volta all’anno, precisamente il 31 dicembre.I debitori hanno tempo due mesi per pagare gli interessi, nelle forme che preferiscono (anche con l’addebito nel conto corrente).In mancanza di iniziativa da parte dei debitori, detti interessi diventano esigibili a partire dal 1° marzo dell’anno successivo, e diventano a questo punto capitale su cui possono essere legittimamente calcolati gli interessi, quindi l’anatocismo è di nuovo vigente nel nostro ordinamento.La soluzione adottata è ragionevole dal punto di vista della operatività: nel precedente regime restava sempre in sospeso il dubbio su come e quando la banca potesse esigere il pagamento degli interessi maturati; ora viene posto un termine preciso e ammessa anche la preventiva autorizzazione dell’addebito in conto.Però: la norma prevede espressamente che gli interessi maturati producano efficacemente interessi di mora, aprendo così la possibilità per le banche di recuperare per tale via gli interessi anatocistici che sarebbero altrimenti vietati. Inoltre non è chiaro cosa succederà all’anatocismo addebitato dal 2014 ad oggi: probabilmente occorrerà di nuovo citare in giudizio le banche per vederseli restituire.Un’altra conseguenza negativa è che viene posto a carico dei debitori un problema gestionale di non poco conto: infatti non solo i privati hanno delle obiettive difficoltà di calcolare mese per mese o trimestre per trimestre la maturazione progressiva del debito, ma anche la quasi totalità delle imprese non ha sistemi contabili in grado di farlo; e per farlo dovrebbe comunque provvedere all’inserimento dei dati (importo, valuta, tasso di interesse, etc) in un gestionale, incombenza che finora era invece assolta dalle banche, tramite l’elaborazione dell’estratto conto scalare: le imprese più attente provvedevano al controllo di questi dati, magari a campione, ma certo non li elaboravano autonomamente.C’è quindi da aspettarsi che nella maggior parte dei casi a fine anno, in un periodo in cui vi è già una elevata tensione di liquidità (pagamento delle tredicesime, imposte varie, etc.) arrivi sul più bello il conteggio di quanto dovuto alla propria banca per tutto il fido utilizzato nel corso dell’anno.Con ulteriore tensione sui conti e rischio di andare fuori fido nelle segnalazioni alla Centrale dei Rischi.Analogo discorso vale per i privati, visto che la norma si applica anche alle carte di credito e ai finanziamenti: e la fine d’anno non è il momento migliore per correre rischi di andare in rosso, guastandosi le feste appena finite.Che fare? Forse sperare che la propria banca sia così gentile da continuare a mandare l’estratto contro scalare trimestrale (ovviamente senza l’addebito degli interessi…) in modo da avere una idea del crescente debito.Oppure provvedere autonomamente a tenere sotto controllo questo ulteriore rischio, con chiaro aggravio di costi (modifiche al software contabile e/o tempo utilizzato per i controlli o l’inserimento dei dati).

Tratto da Guido Giovannardi, 27-4-2016

<<Art. 17-bis. - (Modifica all'articolo 120 del decreto legislativo 1o settembre 1993, n. 385, relativo alla decorrenza delle valuteealcalcolodegliinteressi).-1.Alcomma 2 dell'articolo 120deldecretolegislativo1osettembre1993,n.385,lelettere a) e b) sono sostituite dalle seguenti:a)nei rapportidicontocorrenteodi conto di pagamento sia assicurata, nei confronti della clientela, la stessa periodicita' nelconteggiodegliinteressisiadebitori sia creditori, comunque noninferioreadun anno; gli interessi sono conteggiati il 31 dicembre di ciascun anno e, in ogni caso, al termine del rapporto per cui sono dovuti;b) gli interessi debitori maturati, ivi compresi quelli relativiafinanziamentiavaleresucartedi credito, non possono produrreinteressiulteriori,salvoquellidimora,esono calcolati esclusivamentesullasorte capitale; per le aperture di credito regolate in conto corrente e in conto di pagamento, per gli sconfinamentiancheinassenzadiaffidamentoovverooltreil limite del fido: 1) gli interessi debitori sono conteggiati al 31 dicembre e divengonoesigibiliil1omarzodell'annosuccessivoaquelloin cui sonomaturati;nelcasodi chiusura definitiva del rapporto, gli interessi sono immediatamente esigibili; 2) il cliente puo' autorizzare,anchepreventivamente,l'addebito degli interessi sul conto al momento in cui questi divengono esigibili; in questo caso la sommaaddebitatae'consideratasortecapitale; l'autorizzazione e' revocabile in ogni momento,purche'primachel'addebito abbia avuto luogo.>>


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